SI TORNA IN BAVIERA !

Confermato l'evento ormai pronto all'apertura ; 

Qui troverete una breve introduzione del critico d'arte Evelina Schtz e tutte le indicazioni sulla mosta.

14 ottobre - 30 dicembre - 2014

FINANZAMT PFAFFENHOFEN
85276 PFAFFENHOFEN AN DER ILM. SCHIRMBECKSTR. 5 GERMANIA
( INAUGURAZIONE ORE 19 del 14 ottobre 2014 )

ALBERTO AMADORI
CLAUDIO GRANAROLI
SERENA GRANAROLI
MARCO GRIMALDI
SARIT LICHTENSTEIN
CLAUDIA NACHTIGALL
EVELINA SCHATZ
ALESSANDRO STENICO

NEL CANTIERE DELLE IDEE.
Verso le geometrie impossibili
Utopos, non luogo non è sinonimo di chimera, illusione irrealizzabile, ma è qualcosa verso cui tendere, il motore
stesso del progresso, quello che nel mondo costituiva il fine cui giungere attraverso un cambiamento dello stato
delle cose.
Sicuramente il mondo è un posto raccapricciante. E quando i tempi si fanno duri, è naturale consolarsi con pensieri
utopici. Ed è qui che le utopie rispondono alle sfide in uno degli unici modi possibili o quasi: evadere o ricostruire,
fuggire o rimboccarsi le maniche, dare vita quindi creare.
Un’utopia non va tanto considerata come un luogo fisico, quanto piuttosto come un segnale, un desiderio di
cambiamento o semplicemente del nuovo. Non è forse proprio questo che ci ha portati all’architettura visionaria?
Forse l’utopia non è un castello in aria così irrealizzabile, forse è solo la bozza di un mondo migliore.
Mumford giustamente scrisse nella “Storia degli Utopici”: “E’ assurdo considerare un’utopia come se fosse un
qualcosa che esiste solo su carta, la stessa cosa può essere detta delle piante di un architetto per una casa”. Eppure
quelle stesse linee disegnate si traducono infine in costrutti e dopo poco non costituiscono più un semplice intento
astratto, ma si trasformano in tangibile realtà. Ed è questo che ogni artista si augura per i propri progetti.
Le avanguardie artistiche del primo Novecento, segnate da quell’impulso utopistico assai intenso, in un’epoca
minacciosa, seppure attraversata dal progresso, in cui nascono linguaggi e modelli inediti. La città italiana è sempre
stata centro e simbolo della trasformazione. Due modi di pensare il moderno in apparente antitesi: il furore
dinamico dei futuristi nell’enfasi propagandistica delle dichiarazioni e dei manifesti e la calma aperta di visioni
diverse (per esempio, di un De Chirico), con il classico assetto spaziale degli elementi architettonici e archeologici.
Interessante citare a questo proposito "Città del Futuro" del poeta russo, futurista e transmentale, Velimir
Chlebnikov. In versi e in prosa sognava una città luminosa e spaziosa Solncestan, Città del sole, priva di angoli bui e
viuzze oscure. Città ospitale, di vetro, aperta al cielo, multiforme, come già la vita naturale. Può anche spostarsi da
un luogo all’altro, come un ascensore o un treno della metropolitana, portando i suoi alveoli di vetrodove vogliono i
loro abitanti.
Oggi l’umanità avrà intere città della nuova generazione con incredibili soluzioni progettuali. Nuovi materiali ? un
trampolino di lancio per un salto nel futuro ? ci offriranno geometrie impossibili e durata senza precedenti.
Città e Gesamtkunstwerk
L’arte dei tempi moderni non si manifesta in artefatti religiosi o techne degli antichi greci, ma è un mezzo di
trasmissione di una Weltanschauung che riflette il cambiamento assai rapido di stili rispetto agli standard storici. In
altre parole, l’arte si manifesta come un ente di secolarizzazione, come fonte alternativa dei valori fondamentali
della società. L’artefatto non è solamente un oggetto (e non certo una cosa), ma è l’evento e soprattutto
ripercussione. La Città produce cultura, e cultura diventa così un elemento-chiave per il suo sviluppo perché crea
identità che è l’anima intellettuale della Città. Le grandi trasformazioni seguite all’affermarsi della globalizzazione e
dell’economia della conoscenza richiedono un ripensamento del modo di concepire e pilotare le città. Le città si
moltiplicano, dopo aver popolato il pianeta, e sperimentano una varietà di mutazioni. Gli stati-nazione stanno
perdendo rilevanza, la loro sovranità è influenzata dalla globalizzazione.
Pensiero utopico ? la caratteristica cardinale della crisi di coscienza e di civiltà, dove la forma di opera universale
dell’arte, ovvero l’opera d’arte totale Gesamtkunstwerk è la principale.
Questo pone l’attenzione sull’identità plurima del collettivo di artisti (Alberto Amadori, Claudio Granaroli, Serena
Granaroli, Marco Grimaldi, Sarit Lichtenstein, Claudia Nachtigall, Evelina Schatz, Alessandro Stenico), sulla sua
vocazione allo scambio e allo sconfinamento dei linguaggi. Vocazione ispirata all’idea, ereditata dalle Avanguardie
storiche del primo 900, di un’arte totale, ossia capace di legare in maniera inedita e fertile le modalità espressive
delle diverse singole arti, al fine di riformare insieme, con i codici incisivi, lo stile di vita e il modo di pensare.
Di ciascun artista sono esposte una decina di opere tra quelle più indicative dei diversi linguaggi. Nel curioso,
rabdomantico esercizio di diverse forme d’arte questi autori non solo ricercano la forza della propria personale
indagine ma perseguono un originale progetto d’insieme in cerca di innovazione di contenuti, forme e stile.
Merz-Gesamtkunstwerk o quando la preghiera diventa Poesia.
L’interazione tra le arti, esercitata da sodali, presenta uno scandaglio della realtà contemporanea, avendo come
meta di sbarcare nell’edificio moderno crescendo insieme ? artefatti e interni ? ampliando o capovolgendo così
l’idea stessa di forma ereditata dalla tradizione e dalla storia. In altre parole, formando la prima popolazione della
Città di Chlebnikov e di Amadori, forse isola galleggiante, forse città-nave del mare-deserto. Quest’isola di Utopia, il
nostro architetto la chiama Orgtecnocity. Ma nonostante il nome così tecno, la sua, la nostra!, Città si presenta
come un fantastico veliero pieno di alberi e vele, di misteriose cabine o segrete-del-castello dove le pareti sono
impreziosite dai lavori dei nostri artisti. Così l’arte viene lanciata nello spazio come già le gloriose Belka e Strelka.
L’arte eroica e poetica.
Si può dire che il Merzbau (di Kurt Schwitters) nasce come Cattedrale, come luogo pieno di allusioni mistiche. La
Cattedrale della Città di Amadori, Merzbaua è qualcosa di molto personale ma che tende comunque a perseguire il
fine dell’opera d’arte totale. Un edificio di culto mai esistito prima. In questo luogo il raccoglimento spirituale e
quello estetico si fondono, quasi come un’esperienza mistica in cerca di parole laiche ma sacre, le parole per
descrivere l’assoluto in arte. Impossibile. Ma quelle d’amore sì! Un insieme di pittura, scultura e architettura tra
giochi di luci e ombre, una scena per pochi eletti in cui si alternano silenzi mistici e la voce delle scritture che come
muffe preziose invadono le vetrate. La preghiera diventa Poesia.
Evelina Schatz